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La grande distribuzione al tempo della crisi: chi resiste, chi cambia e chi non c’è più. E i consumatori? [Aggiornato]

Scritto da il 20 ottobre, 2014 alle 16:36.

[Ultimo aggiornamento il 27 ottobre 2014] Che il periodo non sia dei migliori dal punto di vista economico lo sanno anche le pietre, e se qualche catena ha cercato di rimanere in auge con nuove strategie, partnership e cambi di insegna, altre non sono riuscite a stare a galla. Come è cambiata la GDO negli ultimi mesi? Quali sono le conseguenze per noi consumatori?

Logo nuova Unieuro

Il logo della nuova Unieuro: stesso fondo, ma nome in arancione in ossequio a Marco Polo

Il “caso” simbolo è quello di Marco Polo e Unieuro: la prima, nata e cresciuta con Expert, voleva cominciare a camminare da sola staccandosi dalla “casa madre”; la seconda, invece, aveva punti vendita in tutta Italia ma era piombata in una crisi profonda.

Le storie si sono incontrate: Marco Polo ha rilevato Unieuro (il nome, i dipendenti, i debiti) e si è impegnata in un colossale rebrandingun cambio di insegna) che ha portato sottocosto e offerte eccezionali in tutta Italia. Difficile non essere incappati in pubblicità della “nuova Unieuro”, che ora ha un logo diverso ed è attesa alla prova delle prime promo nazionali.

Rebranding Saturn-Media World

I negozi Saturn stanno cambiando insegna: presto saranno tutti Media World

Per contrastare questa espansione, Media World è corsa ai ripari: la “sorellina” Saturn sta cambiando nome e colore, passando al rosso (appunto) di Media World, gli e-commerce si sono fusi e i volantini ormai sono identici. Il cambio logo avrebbe potuto essere occasione per un sottocosto “extra”, ma non c’è stato, e più di qualcuno è rimasto a bocca asciutta…

La scelta di Marco Polo ha sparigliato le carte anche da Expert: orfano dell’insegna con la maggiore visibilità, il marchio “arancione” conta sempre sui circuiti locali di affiliati ma sta cercando di darsi un’unica voce, facendo convergere le promo di GAER e Domex (i due gruppi più diffusi sul territorio).

La nuova strategia sembra passare dal rilancio del motto “Gli esperti siamo noi”: spesso, infatti, chi va da Expert apprezza di farsi consigliare da una persona “che ne sa”. Pazienza se questo può voler dire spendere qualcosa in più.

Trony non sta certo alla finestra, e ha finalmente inaugurato il suo ecommerce (che tanti avevano chiesto) oltre ad aver accolto il gruppo Papino – transfuga da Expert – nella sua famiglia, mentre prosegue – come fa anche Euronics – l’espansione aprendo nuovi negozi e lanciando sottocosto inaugurali.

Se è vero che i nomi più “grossi” hanno cercato di riorganizzarsi per resistere alla crisi, è vero anche che, negli ultimi anni, abbiamo visto diverse “vittime”.

La francese FNAC, che oltralpe continua a essere un riferimento, da noi non è riuscita a sfondare, e dopo aver aperto una decina di negozi nelle principali città (a Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova etc.) si è via via sfilata prima di cedere gli store a Trony, che prima li ha riaperti con lo stesso nome e poi li ha resi a tutti gli effetti dei propri presidi.

Volantino Darty Italia

L’ultimo volantino di Darty in Italia, che ha segnato il passaggio a Trony

Discorso simile per Darty, che a inizio 2013 ha abbandonato l’Italia perché il “modello di business era incompatibile col mercato locale”; i punti vendita sopravvissuti alle chiusure (circa 20) sono stati ceduti a Trony o dismessi.

I problemi non hanno riguardato solo i negozi hi-tech: l’austriaca Billa non è riuscita a raggiungere una “posizione rilevante”, e viste le previsioni di crescita poco incoraggianti ha scelto di mollare: rottamato il “facciamo a metà” che tanto piaceva ai clienti abituali ha virato su promo base prima di vendere molti supermercati, che diventeranno Carrefour Market o Conad.

Anche gli E.Leclerc stanno diminuendo a vista d’occhio: arrivato in Italia grazie a una collaborazione con Conad il marchio non è più in sintonia con il “partner”, che sta rilevando molti ipermercati: negli ultimi giorni a Rimini, Forlì, Treviso, Trentola Ducenta, Torino il rapido passaggio di consegne ha portato alla nascita di tanti “Conad Ipermercato”.

C’è anche qualche altra storia italiana come Eldo Megastore, meteora cresciuta rapidamente e altrettanto rapidamente crollata: esplosa un po’ in tutta Italia, con la crisi la catena ha cercato di resistere almeno in Campania, dove era nata, salvo dover gettare la spugna lo scorso anno chiudendo del tutto.

In questo caso, come in alcuni degli altri che abbiamo raccontato fin qui, diverse persone ne hanno fatto le spese perdendo il lavoro. Anche chi aveva acquistato i prodotti (specialmente online) potrebbe essere rimasto coinvolto in crolli come questo.

D’un tratto il negozio dove ho comprato la tecnologia per la mia casa chiude i battenti: e se (per dire) il forno mi si fulmina, o la lavatrice smette di funzionare dopo poche settimane?

sito Eldo Megastore

Sul sito di Eldo Megastore ormai da mesi c’è un banner che lo indica in manutenzione

Per fortuna la garanzia non è legata a un negozio, ma al produttore: chi ha preso uno smartphone Samsung da Eldo, per esempio, non potendo fare riferimento al venditore (Eldo, perché non esiste più) dovrà rivolgersi al produttore (Samsung) e ai suoi centri di assistenza, ammesso – naturalmente – che la garanzia sia ancora valida.

Il discorso è ancora diverso per chi vede fallire un negozio proprio quando ha effettuato un ordine e sta aspettando la consegna di un prodotto: se il negozio fa parte di una catena che esiste ancora, si può comunque fare riferimento al servizio clienti di quest’ultima; se invece una catena subentra a un’altra (come quando Trony ha rilevato Darty) bisogna verificare se i nuovi arrivati si sono presi in carico – o meno – gli ordini e tutto ciò che la vecchia proprietà aveva lasciato in sospeso (coi consumatori e non solo). Quando una catena fallisce del tutto, però, è dura riuscire a ottenere qualcosa di soddisfacente.

Se non altro la storia di Pellicano Iper (gruppo Lombardini), è stata meno cruenta: qualche negozio è stato venduto a gruppi locali (per esempio Lando), qualche altro è passato a Coop e molti dipendenti hanno conservato il posto anche se il marchio, ad oggi, non esiste più.

A proposito di Coop: pur essendo un colosso, sembra scricchiolare in alcune zone del Sud, in particolare in Campania (dove ha ridimensionato i suoi Ipercoop) e in Sicilia, dove si comincia a parlare di disimpegno.

Con un quadro in continuo mutamento come è quello che abbiamo descritto, occorrerà un po’ più di malizia, qualche minuto extra speso per approfondire dettagli che potrebbero essere cambiati nelle carta fedeltà, nelle raccolte punti, in promozioni o garanzie extra che potrebbero essere state cancellate o aggiunte (prezzi bassi sempre, sconti per over 65, garanzia del miglior prezzo, ecc.), per non rimanere scottati da questi cambi di scenario.

Da una parte, meno catene può voler dire meno volantini, più possibilità per i “big” di fare cartello e minor numero di offerte, a scapito dei consumatori; dall’altra, quanto più un’azienda diventa grossa tanto più riesce a fare economie di scala, che significa migliorare l’efficienza dei processi e contenere i costi pur mantenendo gli stessi livelli di profitto: in questo caso ci sono dei risparmi, che possono essere destinati all’obiettivo di abbassare il prezzo al pubblico.

In compenso, poi, c’è sempre una speranza: nuove realtà si stanno affacciando sul mercato soprattutto online, e per farsi conoscere puntano su offerte molto aggressive. Noi le teniamo d’occhio ormai da tempo, e consigliamo anche a voi di cominciare a farlo se siete in cerca delle occasioni migliori 😉

Aggiornamento del 27 ottobre 2014:

C’è sempre aria di cambiamenti nella grande distribuzione! Un nostro utente, su Twitter, ci segnala che a Roma tre punti vendita Despar sono diventati Coop, e che molto presto altri potrebbero seguire. I passaggi di mano di questi tempi stanno diventando sempre più frequenti.

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