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Pagare a rate


PAGARE A RATE: LE 10 COSE DA SAPERE SUL PRESTITO FINALIZZATO

“Acquistalo in comode rate!”, “Scegli il pagamento rateale!”, “Pagalo a rate!”. Quante volte l’abbiamo sentito, soprattutto di questi tempi?

Oggetto dell’offerta sono le cose più disparate: dall’auto agli elettrodomestici, dallo smartphone al netbook e così via, per poi addentrarsi in termini più o meno noti come TAN, ISC, RID e molti altri.

Tecnicamente, stiamo parlando del “prestito finalizzato”, una forma di “finanziamento” che nell’esperienza di tutti i giorni si traduce in quel “pagare a rate” tanto di moda in altri Paesi e a cui ricorriamo sempre di più anche noi italiani.

Perché ultimamente l’offerta di questo tipo di prestiti è cresciuta? La difficile situazione e la necessità economica, il desiderio di avere subito ciò che vogliamo senza intaccare il nostro capitale e la sicurezza di ammortizzare la spesa grazie a futuri introiti possono essere alcuni dei motivi che spingono a scegliere il pagamento rateale.

Questo strumento per “pagare poco per volta” presenta sia rischi che opportunità, e conoscerlo più da vicino può aiutarci ad utilizzarlo al meglio, prestando attenzione agli aspetti critici per sfruttarlo davvero a nostro vantaggio. Ecco, quindi, 10 veloci “appunti” per non farci trovare impreparati.

1) Che cos'è il prestito finalizzato?

E' un finanziamento acceso presso un rivenditore di beni o servizi per poter pagare a rate il prezzo del bene o servizio acquistato. Si chiama “finalizzato” perché nel contratto è obbligatorio specificare il motivo del prestito, il “fine” della spesa sostenuta.

Quali sono i beni o servizi più comuni per i quali si può chiedere un prestito finalizzato?

  • automobile/moto
  • arredamento
  • vacanze
  • spese mediche o estetiche
  • formazione
  • sport
  • cerimonie

Quando si firma per pagare a rate, si sottoscrive (di solito presso il rivenditore) un contratto di credito regolato dalla normativa sul credito al consumo.

Se vogliamo pagare a rate, ci verranno chiesti dei documenti, tipicamente:

  • un documento d’identità valido (carta d’identità, passaporto, patente)
  • il codice fiscale
  • l’ultima busta paga o la dichiarazione dei redditi

2) Quali sono le figure coinvolte?

Sono principalmente tre:

  1. 1. il cliente che desidera pagare a rate ciò che compra
  2. 2. il negoziante che ha fatto una convenzione con una o più finanziarie per il pagamento rateale
  3. 3. la banca o la finanziaria, iscritta nell’apposito albo tenuto presso l’Ufficio Italiano dei Cambi, che paga direttamente l’ammontare finanziato al negoziante e riceve le rate dall'acquirente.

In alcune occasioni, è possibile l’intervento di una quarta figura, ovvero quella del fideiussore.

Il fideiussore è colui che (sotto richiesta degli enti finanziatori) garantisce per qualcun altro, impegnandosi a coprire la spesa presso il creditore al posto di chi acquista in caso di insolvenza del debitore principale.

Per controllare l’affidabilità della banca o della finanziaria a cui ci stiamo affidando, possiamo verificare la sua iscrizione all’albo dei mediatori creditizi attraverso il sito della Banca d’Italia (in questa pagina)

3) Rate: cosa pagano?

Nel corso del prestito, le nostre rate ripagano tre cose diverse:

  • il capitale
  • gli interessi
  • le spese

Le rate sono di solito di importo costante e periodiche (guai a saltarne una!) e composte da una quota di interesse decrescente e un quota di capitale crescente: in questo modo, chi ci finanzia può tutelarsi facendoci pagare una buona parte degli interessi totali con le prime rate.

Con le rate non paghiamo quindi solo il capitale e gli interessi, ma anche tutte le spese accessorie.

L'importo massimo finanziabile, secondo la normativa sul credito al consumo, è di € 30.987.410.

Bisogna anche ricordare che questo tipo di finanziamento tendenzialmente richiede il rimborso del prestito a breve termine (12, 24 o 36 mesi): se l’importo mensile da pagare per un prestito non è di solito elevato, può capitare di trovarsi a pagare rate per prestiti diversi. Il rischio di sovraindebitarsi è dietro l’angolo, bisogna quindi sempre tenere alta la guardia.

4) Come pagare le rate?

Il pagamento delle rate (generalmente mensile) può avvenire con diverse modalità:

  • bonifico
  • RID bancario (Rapporto Interbancario Diretto, ovvero addebito su conto corrente)
  • bollettino postale
  • carta di credito
  • cessione del quinto dello stipendio

Talvolta nei prestiti finalizzati può essere concesso un periodo di preammortamento, ovvero un periodo iniziale del prestito nel quale è possibile non pagare le rate (per esempio, quei prestiti la cui prima rata si paga a distanza di molti mesi dalla data d’acquisto del bene o del servizio).

Per il pagamento delle rate, è consigliabile attivare il RID e non pagare attraverso bollettino postale. Il perchè è presto detto:

  • con il RID l’addebito in banca è automatico e non è necessario fare affidamento sulla memoria o sul proprio tempo per recarsi in posta a pagare
  • non è inusuale che le scadenze dei bollettini coincidano con giorni di chiusura delle poste o comunque con situazioni che non agevolano i clienti a pagare le rate puntualmente e che, quindi, comportano poi il rischio di pagare penali (immaginiamo di trovarci in vacanza all’estero e di dover pagare un bollettino che magari ci è stato spedito a casa, mentre siamo via)

5) TAN, TAEG e ISC

Per poter farsi un'idea di quanto “costa” il prestito, bisogna guardare principalmente due valori:

  • il TAN (Tasso Annuo di Interesse Nominale)
  • l’ISC (Indice Sintetico di Costo) noto in precedenza come TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) che include il TAN e le altre spese come quella di istruttoria, di incasso della rata e quelle assicurative

L'indice sintetico di costo quindi indica il tasso di interesse del finanziamento, è espresso in percentuale e può essere tradotto come il costo effettivo del finanziamento. Calcolare l’ISC serve, sostanzialmente, per dare al cliente un unico indicatore di interesse che comprenda non solo il tasso effettivo di interesse sul prestito, ma anche tutte le spese accessorie.

Come possiamo sapere qual è l’ISC del nostro prestito?

  • la legge prevede che l’ISC debba essere riportato nella pubblicità che reclamizza le condizioni del finanziamento
  • in alternativa, dev’essere riportato nel foglio informativo
  • senza nessuna eccezione, il cliente deve conoscerlo prima di sottoscrivere il contratto.

Molto spesso l’ISC è scritto in caratteri microscopici a pie di pagina, e questo rende necessario fare molta attenzione a leggere accuratamente tutte le parti della promozione e, ancora più importante, del contratto.

Prendiamo questo esempio: un cliente acquista a € 400 un cellulare sottoscrivendo un finanziamento in otto mesi a tasso zero, e si ritrova a pagare una prima rata di € 69,89, seguita da altre 6 rate mensili da € 55,29 e un’ultima rata da € 58,13 per un totale di € 459,76.

Perché?

  • l’imposta di bollo per € 14,60 viene incassata con la prima rata
  • sull'ultima rata vengono caricate le spese di invio di estratto conto per € 1,03 e i bolli di legge sull'estratto conto stesso per € 1,81.

Quindi, nonostante il TAN fosse dello 0%, l’ISC, il valore a cui prestare attenzione, ammontava al 10,57%.

A questo riguardo, può darci una mano sapere che per verificare i tassi di un finanziamento possiamo fare affidamento sulla Banca d'Italia, che ogni trimestre pubblica i tassi medi delle operazioni di finanziamento per la definizione del tasso usuario.

6) Tasso usuraio: cos’è? Come si determina?

La legge italiana stabilisce che oltre un certo limite il tasso di interesse diventa tasso di usura, e per farlo fa riferimento al Tasso Effettivo Globale Medio, rilevato ogni tre mesi dalla Banca d’Italia. Come funziona?

  • il tasso effettivo globale medio indica il valore medio del tasso effettivamente applicato dal sistema bancario e finanziario a categorie omogenee di operazioni creditizie (come, ad esempio, aperture di credito in conto corrente, crediti personali, leasing, factoring, mutui, etc.) nel secondo trimestre precedente
  • ai sensi della legge il calcolo del tasso deve tener conto di commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse collegate all’erogazione del credito
  • il tasso effettivo globale medio risultante dall’ultima rilevazione (relativo ad ogni diversa operazione di credito), aumentato della metà, determina la soglia oltre la quale gli interessi sono sempre usurari sulla base della legge n. 108/96

Questa legge indica come usurari gli interessi sproporzionati rispetto alla prestazione, pertanto le clausule nelle quali sono contenuti interessi usurai sono ritenute nulle, così come l’intero contratto.

Ad esempio, nel trimestre da gennaio fino a marzo 2011: per i crediti finalizzati fino a € 5.000, il tasso oltre il quale scatta l’usura, è quantificato nel 17,73%, mentre per i crediti finalizzati di importo superiore, il tasso è considerato usuraio se superiore al 16,05%.

7) Mancato pagamento o ritardo nel pagamento delle rate

Il mancato pagamento delle rate non influisce nel rapporto tra acquirente e negoziante. Perché?

La banca o la finanziaria, al momento della stipulazione del contratto paga in anticipo ciò che noi abbiamo acquistato. Mentre il negoziante esce subito dal rapporto con il cliente, tranne per quanto riguarda la garanzia del bene, il non pagare le rate incide sul rapporto cliente-istituto di credito, andando ad intaccare l’affidabilità creditizia del cliente.

Questa evenienza è molto grave, in quanto con una bassa affidabilità sarà difficile ottenere futuri finanziamenti.

Questo è un tema a cui bisogna prestare particolare attenzione: cosa comporta non rispettare le scadenze nel pagamento delle rate?

  • da parte del creditore, maggiori oneri per l’applicazione di interessi di mora a carico del consumatore, la cui misura è indicata nella documentazione precontrattuale e/o nel contratto stesso
  • in questi casi, in base alle regole generali in materia di contratti, la banca e gli intermediari finanziari possono chiederne la risoluzione: l’evento può comportare la richiesta immediata di pagamento del capitale residuo e degli oneri accessori secondo le formalità di rito
  • un’altra conseguenza che può danneggiare gravemente il cliente riguarda la possibilità da parte delle banche e degli intermediari finanziari di segnalare il consumatore ai sistemi di informazione creditizia e finanziaria come cliente non affidabile: questa circostanza può ostacolare la possibilità di ricorrere successivamente a richieste di finanziamento

Il mancato pagamento o il ritardo nel pagare una rata del televisore, per esempio, può farci finire nella Centrale dei Rischi, ovvero una sorta di “lista nera” in cui compaiono i cattivi pagatori che le banche e gli istituti finanziari possono consultare per verificare l’affidabilità creditizia di un cliente e, di conseguenza, decidere se concedergli o meno un prestito.

Cosa comporta comparire nella Centrale dei Rischi, anche solo a causa del mancato pagamento di una rata del televisore? Che molto probabilmente in futuro ci troveremo in difficoltà nell’ottenere qualsiasi altro tipo di finanziamento, come, per esempio, un mutuo.

I dati della Centrale dei Rischi sono riservati ma chiunque volesse conoscere la propria posizione all’interno della lista, può rivolgersi alle filiali della Banca d’Italia.

Il mancato pagamento o il ritardo nel pagamento delle rate è una delle ragione per cui attivare il RID è altamente consigliato.

8) E’ possibile estinguere il finanziamento prima della scadenza?

Cosa succede se, una volta sottoscritto il contratto, si cambia idea?

Nessun problema. Per legge, il cliente che ottiene un prestito finalizzato, può estinguerlo in anticipo rispetto alla scadenza: l’annullamento del contratto comporta delle spese, che però, secondo la legge, non possono superare l'1% del capitale residuo.

9) Prestiti finalizzati e carte revolving: cosa c’entrano tra loro?

Le carte revolving in teoria non hanno nulla a che vedere con i prestiti finalizzati. Spesso però, dopo aver attivato un finanziamento, senza “apparentemente” averla richiesta, ci arriva a casa una carta revolving: perchè?

Se si legge bene il contratto, vedremo che non è esatto che non l’abbiamo mai richiesta: esiste infatti una clausola pressoché invisibile che dichiara che la società creditizia si riserva il diritto di inviare una carta revolving ai migliori clienti.

In realtà, chi le invia fa affidamento sul fatto che chi ha già chiesto (e ottenuto) un prestito, è più propenso ad avvalersi anche di altre forme di pagamento rateale.

Facciamo un esempio: un cliente, due mesi dopo aver attivato il finanziamento, riceve a casa una carta revolving che mette a disposizione un credito di € 1.500 rimborsabile in rate da € 50 al tasso di interesse del 19,56% (TAN, che in realtà è il 21,41% ISC!)

Di solito queste carte sono senza costi il primo anno, ma in quelli successivi qualche spesa potrebbero comportarla: è quindi importante valutare se “tenerle” o restituirle al mittente, nel caso non ne avessimo davvero bisogno.

10) Prestiti finalizzati: a chi convengono?

Se è evidente che chi offre i finanziamenti lo fa per profitto, perché un rivenditore dovrebbe essere interessato a vendere un prodotto a rate piuttosto che ricevere subito tutto l'importo?

Il negoziante in questione stipula una convenzione con una o più finanziare che, al momento dell’attivazione del contratto, gli pagano subito l’intero importo del bene. Il negoziante può quindi proporre pagamenti rateali ai propri clienti, che in alcuni casi troveranno in questo “servizio” un vantaggio competitivo.

Il vantaggio per i negozianti è però anche un altro: infatti possono ricevere delle commissioni, più o meno elevate, dalle finanziarie. Ecco un ulteriore motivo per valutare l’eventuale insistenza nel proporci di acquistare il prodotto o servizio con un pagamento rateale.

Pro e contro: conviene pagare a rate?

Dopo aver letto questi dieci punti, possiamo riassumere a grandi linee i contro e i pro del prestito finalizzato:

CONTRO PRO
alla fine dei conti, pagiamo di più possiamo godere subito di un bene o un servizio che desideriamo o di cui abbiamo bisogno, senza intaccare il nostro capitale.
spendiamo tempo per richiederlo e per pagarlo a volte possiamo approfittare di tassi di interesse estremamente vantaggiosi
la nostra affidabilità creditizia è a rischio nel caso di mancato pagamento attivare un finanziamento e pagarlo regolarmente può crearci una “buona storia creditizia” utile per eventuali future richieste.
dobbiamo prestare attenzione a non sovraindebitarci a volte pagare a rate ci consente di negoziare ulteriori sconti con il negoziante, che condivide con noi parte del beneficio ottenuto grazie al raggiungimento di un certo numero di finanziamenti attivati.

Arrivati a questo punto, la domanda viene spontanea: conviene o non conviene sottoscrivere un prestito finalizzato? La risposta, d’obbligo, è: dipende.

Da cosa? Dai nostri fondi, dalla quantità di prestiti che abbiamo già attivato, dall’articolo o bene in questione e dal suo prezzo, dalle condizioni del finanziamento, etc.

Per guidarci nella scelta di chiedere o meno un prestito finalizzato, ecco alcuni consigli utili da tenere a mente prima di decidere:

  • chiediamoci se abbiamo davvero bisogno del bene o del servizio che intendiamo acquistare, o lo desideriamo davvero al punto di indebitarci per averlo
  • pretendiamo e leggiamo bene il contratto in tutte le sue parti
  • cerchiamo subito l’ISC (dovrebbe essere già su eventuali pubblicità)
  • verifichiamo che l’’ISC sia al di sotto della soglia di tasso usuraio presso la Banca d’Italia
  • in caso si decida di stipulare il contratto, scegliamo di attivare il pagamento tramite RID
  • nel caso arrivassse a casa una carta revolving, controlliamone le spese ed i tassi d’interesse: se non ci serve, disdiciamola
  • usiamo il buon senso: salvo gravi emergenze, non accendiamo più finanziamenti contemporaneamente, per evitare di ritrovarci a fine mese in condizioni di non poterne pagare qualcuno, e dover corrispondere anche delle penali
  • mettiamo da parte una cifra per le emergenze, pari ad almeno 3 rate, così da essere coperti in caso di difficoltà: se non dovessimo usarla, ci troveremo alla fine del prestito con una somma extra, per farne quello che vorremo.

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